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Bisanzio senza Bisanzio

di Giulia Grassi

 
 
Immagini pubblicitarie (stampa periodica e quotidiana) per l'eau de toilette Byzance, del marchio Rochas (tra 1989 e 1991). Fragranza creata nel 1987.

Le immagini presentano due giovani mollemente sdraiate: altere, lo sguardo profondo e conturbante, propongono un'immagine di donna fatale
    e sensuale, très loin de l'innocence

/ molto lontano dall'innocenza come esplicita l'headline della foto a sinistra, con la modella Tatiana Patitz (anche versione a doppia pagina).

Il colore dominante è il blu, intenso e avvolgente, esaltato dal giallo caldo e dorato: sono i colori del flacone della fragranza, che ritornano anche nelle modelle, che indossano una un abito dorato, l'altra una veste blu, e la cui pelle ha la stessa ambrata luminosità dei gioielli che le adornano.

Tutto trasmette un'atmosfera di mistero e sensualità da Mille e una notte, quasi che le giovani fossero delle moderne odalische; del resto, la composizione della fragranza in questione (cardamomo, gelsomino, cedro, tuberosa, vaniglia) richiama in modo esplicito stordenti essenze orientali.
 
Ma cosa c'entra tutto questo con Bisanzio, evocata dal nome del profumo?
Con la Bisanzio storica, quella dei bizantinisti per intenderci, niente. Molto, invece, con la Bisanzio di romanzieri, autori di teatro, pittori, stilisti (per un 'vestito con stola bizantina', 1908, click) e designer operanti a cavallo tra XIX e XX secolo: "Nel decadentismo e poi ancora nell'Art Nouveau è l'idea allora imperante, ancorché da sfatare, di una Bisanzio esotica ed orientaleggiante, peccaminosa e lasciva, sensuale, terrena eppure mistica..." (in Lo spazio letterario del Medioevo, III/1. La cultura bizantina, a cura di GUGLIELMO CAVALLO, Roma 2004, p. 916).
Un'immagine suggestiva, ma fuorviante, del mondo bizantino in cui la donna appare come "una specie di ultimo avatar della donna orientale. Sensuale e amazzone, cortigiana come Teodora e Theophano..." (OLIVIER DELOUIS in
Byzance en Europe, PUV, Saint Denis 2003, p. 127). Una femme fatale aggressiva e trasgressiva che fa la sua comparsa il 26 dicembre 1884, quando debutta a Parigi il dramma Théodora di Victorien Sardou, salutato da un successo travolgente "dovuto principalmente al fatto che Teodora era interpretata dall'incarnazione vivente della «femme fatale» fin de siècle, Sarah Bernhardt" (SILVIA RONCHEY in Byzance en Europe, cit., p. 154).
È nelle foto di Sarah Bernhardt e nelle litografie del ceco Alfons Mucha (1860-1939), il cui stile inconfondibile nasce da una originale rilettura dell'arte bizantina, delle stampe giapponesi e dei dipinti dei preraffaeliti inglesi, che si possono quindi ritrovare i modelli delle pubblicità del profumo Byzance. Il cui nome evoca un mondo di esotismo e sensualità orientaleggianti che con la Bisanzio storica ha poco in comune (vedi anche, in Alipes, Di oro battuto e di sfoglia d'oro: Bisanzio secondo Chanel, click).
 

 

ALPHONSE MUCHA

, Topazio, 1900

                                                         Sarah Berhardt in Cleopatra del 1891 (foto Napoleon Sarony)

        

 
 
Quest'immagine antistorica del mondo bizantino è dura a morire. Nell'immaginario comune ancora oggi Bisanzio "appare a priori estranea all'Europa. Bisanzio è in effetti percepita come un impero orientale che non fa parte dell'eredità europea, [...] Anche se gli Europei conoscono ciò che separa l'impero bizantino dall'impero ottomano che lo ha sconfitto, tendono tuttavia, in ragione della loro unità di luogo, a fonderli in un unico spazio «orientale»" (MARIE-FRANCE AUZÉPY in
Byzance en Europe, cit., p. 7).
 
Un Oriente che, oltretutto, si configura in modo indistinto dal punto di vista sia spaziale che temporale. Basta osservare un servizio di moda apparso sul magazine Donna di Repubblica (n° 606, 2004), nel quale una delle foto a doppia pagina reca il titolo Idee bizantine.
Il folto gruppo di modelle, che indossano coloratissimi abiti delle più celebri maison di fashion, si muove in un'ambientazione architettonica che con Bisanzio ha poco da spartire: si tratta infatti del Righistàn / Registan di Samarcanda (Uzbekistàn), un complesso formato da tre edifici realizzati tra XV e XVII secolo su tre lati di una grande piazza. Un magnifico esempio di architettura islamica di tradizione timuride: sontuosa, splendente di maioliche policrome, esotica.
Ancora una volta Bisanzio viene sbrigativamente associata a un Oriente 'altro' e lontano, quasi favoloso, erroneamente percepito come un blocco unitario al di là della sua complessa articolazione.

Di nuovo, Bisanzio senza Bisanzio.

 

fonti: web // magazine Donna di Repubblica

(agosto-settembre 2009)

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