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Di oro battuto e di sfoglia d'oro: Bisanzio secondo Chanel

di Giulia Grassi
 
 

 

Dal 2001 la maison Chanel propone delle collezioni parallele ispirate monograficamente a una città e alla nazione di cui è emblema. Dopo Paris-Tokyo, Los Angeles, Londres, Moscou, Shangai, il 7 dicembre 2010 è stata la volta di Paris-Byzance, collezione autunno-inverno presentata a Parigi nei saloni della maison, a pochi selezionati fortunati. Dal giugno 2011 la collezione - abiti, accessori, make-up - è nelle boutique, accompagnata da una intensa campagna pubblicitaria.


Karl Lagerfeld, direttore creativo della maison, l'ha dedicata a Coco Chanel ed ha dichiarato di essersi ispirato all'imperatrice Teodora, moglie di Giustiniano I il Grande: "Come Teodora è stata un'artista del circo che divenne imperatrice, così Coco Chanel è stata una piccola cantante che divenne imperatrice della moda". Ed ha reso esplicito omaggio ai mosaici bizantini che lo hanno suggestionato accompagnando la sfilata con un libro di fotografie da lui realizzate a Ravenna, Byzantine fragments: immagini dai bordi sfrangiati e dominate da una tonalità seppia che richiama foto d'epoca, la cui impostazione ritorna nelle foto pubblicitarie.
Si tratta di una collezione sontuosa. Il debito verso i mosaici è evidente innanzi tutto nei colori, intensi e decisi, tra cui dominano l'oro e il blu; e anche nella profusione di dettagli decorativi ricamati in oro e applicati, che arricchiscono gli chiffon, i satin, i broccati nonché nei gioielli tempestati di gemme.
Ci si può sbizzarrire a cercare


confronti tra i mosaici e i
decori degli abiti, nelle
applicazioni in pietre che sfavillano tra le pieghe dei
tessuti, nelle trame dei
ricami a rilievo: un esercizio del quale in internet si
trova più di un esempio (click).
 
 


 
Teodora nel pannello musivo del S. Vitale a Ravenna (547)

 
Indubbiamente la Teodora di San Vitale è ispirazione primaria non solo per la profusione di gioielli ma finanche nel make-up, suggerendo il tratto di eyerliner nero che segna gli occhi e la sottile linea rossa sotto le sopracciglia. Ma il modo in cui le gemme valorizzano gli abiti, sottolineandone i bordi o distribuendosi in larghe bande, sembra richiamarsi alla sontuosità delle vesti imperiali in generale (click), ad esempio al loros, la lunga stola decorata distintiva delle ieratiche immagini dipinte (click) e scolpite (click) di basilei e basilisse, e attribuita anche agli arcangeli Michele e Gabriele (click).
 
Particolarmente affascinanti sono le foto della campagna di comunicazione (sempre di Karl Lagerfeld), basate su due tipi di inquadratura - primo piano e piano americano - e in genere variamente combinate su una pagina doppia. Appaiono caratterizzate da una sorta di alone sfocato, sui toni del seppia, che richiama le foto che tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento immortalarono le interpreti di celebri eroine del passato.
Per restare in tema, quelle di Sarah Bernhardt nei panni della Théodora di Victorien Sardou, il dramma teatrale che ha plasmato l'immaginario europeo fin de siècle (sotto a sinistra, la Bernhardt in uno scatto di Felix Nadar, dalla posa e dall'inquadratura molto interessanti). 
 
 
 
Sarah Bernhardt, Teodora (foto di Felix Nadar)
 
 

 
Testa di imperatrice (Teodora?), VI secolo (Milano, Castello Sforzesco)

 
Tutte le immagini sembrano essere debitrici non solo dell'arte bizantina ma anche della Bisanzio 'immaginaria' che permea la cultura del decadentismo europeo (vedi, in Alipes, Bisanzio senza Bisanzio, click). Così lo chignon delle modelle di Chanel richiama, ancora, l'acconciatura di Teodora-Bernhardt (peraltro modellata su prototipi del VI secolo, come il ritratto marmoreo di Milano). E l'iconica fissità della foto di moda sottostante ha suggestive assonanze con la copertina del romanzo di Petros Botzares tratto dall'opera di Sardou.

 
Foto dal volume 'Byzance en Europe', PUV, Saint Denis 2003
 
William Butler Yeats, Sailing to Byzantium (The Tower, 1927)

I.
That is no country for old men.
The young
In one another's arms, birds in the trees-
Those dying generations - at their song,

The salmon-falls, the mackerel-crowded seas,

Fish, flesh, or fowl, commend all summer long

Whatever is begotten, born, and dies.

Caught in that sensual music all neglect

Monuments of unageing intellect.


II.

An aged man is but a paltry thing,
A tattered coat upon a stick, unless
Soul clap its hands and sing, and louder sing

For every tatter in its mortal dress,

Nor is there singing school but studying
Monuments of its own magnificence;

And therefore I have sailed the seas and come

To the holy city of Byzantium.


III.

O sages standing in God's holy fire

As in the gold mosaic of a wall,
Come from the holy fire, perne in a gyre,

And be the singing-masters of my soul.

Consume my heart away; sick with desire

And fastened to a dying animal

It knows not what it is; and gather me

Into the artifice of eternity.


IV.

Once out of nature I shall never take

My bodily form from any natural thing,

But such a form as Grecian goldsmiths make

Of hammered gold and gold enamelling
To keep a drowsy Emperor awake;

Or set upon a golden bough to sing

To lords and ladies of Byzantium

Of what is past, or passing, or to come.


Verso Bisanzio

I.
Quello non è un paese per vecchi.
I giovani l’uno nelle braccia dell’altro, gli uccelli sugli alberi -
Quelle generazioni mortali - intenti al loro canto,
Le cascate ricche di salmoni, i mari gremiti di sgombri,
Pesce, carne, o volatile, per tutta l’estate non fanno che esaltare
Tutto ciò che è generato, che nasce, e che muore.
Presi da quella musica sensuale tutti trascurano
I monumenti dell’intelletto che non invecchia.

II.
Un uomo anziano non è che una cosa miserabile,
Una giacca stracciata su un bastone, a meno che
L’anima non batta le mani e canti, e canti più forte
Per ogni strappo nel suo abito mortale,
Né v’è altra scuola di canto se non lo studio
Dei monumenti della sua magnificenza
E per questo io ho veleggiato sui mari e sono giunto
Alla sacra città di Bisanzio.

III.
O saggi che state nel fuoco sacro di Dio
Come nel mosaico d’oro d’una parete,
Scendete dal sacro fuoco, discendete in una spirale,
E siate i maestri di canto della mia anima,
Consumate del tutto il mio cuore; malato di desiderio
E legato ad un animale mortale,
Non sa quello che è; e accoglietemi
Nell’artificio dell’Eternità.

IV.
Una volta fuori dalla natura non assumerò mai più
La mia forma corporea da una qualsiasi cosa naturale,
Ma una forma quale creano gli orefici greci
Di oro battuto e di sfoglia d’oro
Per tener desto un Imperatore sonnolento;
Oppure posato su un ramo dorato a cantare
Ai signori e alle dame di Bisanzio
Di ciò che è passato, o che è, o che sarà.
Francesco Guccini, Bisanzio (Metropolis, 1981)

Anche questa sera la luna è sorta
affogata in un colore troppo rosso e vago,
Vespero non si vede, si è offuscata,
la punta dello stilo si è spezzata.
Che oroscopo puoi trarre questa sera, Mago?

Io Filemazio, protomedico, matematico, astronomo, forse saggio,
ridotto come un cieco a brancicare attorno,
non ho la conoscenza od il coraggio
per fare quest' oroscopo, per divinar responso,
e resto qui a aspettare che ritorni giorno.

e devo dire, devo dire, che sono forse troppo vecchio per capire,
che ho perso la mia mente in chissà quale abuso, od ozio,
ma stan mutando gli astri nelle notti d'equinozio.
O forse io, forse io, ho sottovalutato questo nuovo dio.
Lo leggo in me e nei segni che qualcosa sta cambiando,
ma è un debole presagio che non dice come e quando.

Me ne andavo l'altra sera, quasi inconsciamente,
giù al porto Bosphoreion là dove si perde
la terra dentro al mare fino quasi al niente
e poi ritorna terra e non è più occidente:
che importa a questo mare essere azzurro o verde?

Sentivo i canti osceni degli avvinazzati,
di gente dallo sguardo pitturato e vuoto,
ippodromo, bordello e nordici soldati,
Romani e Greci urlate dove siete andati.
Sentivo bestemmiare in alamanno e in goto.

Città assurda, città strana di questo imperatore sposo di puttana,
di plebi smisurate, labirinti ed empietà,
di barbari che forse sanno già la verità,
di filosofi e di eteree, sospesa tra due mondi, e tra due ere.
Fortuna e età han deciso per un giorno non lontano,
o il fato chiederebbe che scegliesse la mia mano.

Ma Bisanzio è forse solo un simbolo insondabile,
segreto e ambiguo come questa vita,
Bisanzio è un mito che non mi è consueto,
Bisanzio è un sogno che si fa incompleto,
Bisanzio forse non è mai esistita.
E ancora ignoro e un'altra notte è andata,
Lucifero è già sorto, e si alza un po' di vento,
c'è freddo sulla torre o è l'età mia malata,
confondo vita e morte e non so chi è passata,
mi copro col mantello il capo e più non sento,
e mi addormento, mi addormento, mi addormento.
 

 
fonti: magazine L'Espresso; web / sito on-line di Chanel (foto collezione)    (settembre-ottobre 2011)

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