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L'arte del rivestimento

di Giulia Grassi

 
 

Questa pubblicità, a doppia pagina, appare nel 1998 e reclamizza una famosa azienda che produce parati di qualità.
 

 


 
Da un lato il visual: una celebre scultura ellenistica, la Nike di Samotracia, avvolta in stoffe dai colori sgargianti, ali comprese. A fianco il claim, articolato in
headline (L'arte non sopporta nulla di meno della perfezione), una lunga bodycopy (nella quale si illustrano in modo ampio le caratteristiche del prodotto, chiarendo il senso di visual e headline), il logotipo (Industrie Emiliana Parati) e, infine, il payoff (Rivestire è un'arte).
È opera dell'agenzia publicitaria 'Le Balene colpiscono ancora'.

Il format gioca sull'arte, e sulla ricerca di perfezione che caratterizza i capolavori, in un rimando continuo tra i prodotti dell'azienda reclamizzata e il testimonial, la Nike di Samotracia, opera molto nota anche se non particolarmente sfruttata dai creativi (alcuni esempi). Il format con testimonial è molto usato in pubblicità: "dalla credibilità e forza di convinzione del personaggio dipende l'efficacia di questo format" (De Liso, 2003, p. 155). In questo caso si tratta di un classico della civiltà figurativa occidentale, modificato, che quindi, secondo la classificazione della rubrica Peithò&Mnemosyne, rientra nella categoria degli "Pseudo-classici. L'opera classica modificata o integrata con inserti attuali legati allo specifico contesto del messaggio pubblicitario, si propone, rispetto all'originale, come una nuova metaopera" (Mazzucco, 2008*, p. 146 e tav. II).
L'art director (cui è affidata l'immagine) e il copywriter (che si occupa del testo) hanno lavorato in modo che "le due parti del messaggio, testo e visual [appaiano] complementari [contribuendo], ciascuna a suo modo, ma in sinergia, a rendere il concetto. [poiché in una pubblicità riuscita esse] non hanno vita autonoma ma si sorreggono a vicenda, ciascuno influisce sul senso dell'altro." (De Liso, 2003, p. 151).


C'è chi pensa che il celebre logo della Nike, leader nel settore delle scarpe da ginnastica, possa essere una stilizzazione dell'ala della dea Nike, nel duplice senso di "libertà" e "vittoria-invincibilità" (M. Agnello, 2003, p. 8).
 

                   

 

Due rivisitazioni della Nike di Samotracia nell'arte:
E. Delacroix, La Libertà che guida il popolo, 1830
U. Boccioni, Forme uniche nella continuità dello spazio, bronzo, 1913

 

                         La Nike di Samotracia
 
Originale greco, in marmo pario, attribuito allo scultore Pythokritos di Rodi e datato al 190  a.C. ca. Raffigura la dea della Vittoria (Nike) che porta l'annuncio di una vittoria navale: è infatti rappresentata mentre plana sulla prua di una nave da guerra. La statua è acefala e priva di entrambe le braccia, ma la posizione delle spalle e alcuni frammenti delle mani indicano che il braccio destro era abbassato e quello sinistro sollevato a impugnare la tromba del trionfo (in modo simile appare sui tetradrammi aurei coniati intorno al 300 a.C. dal diadoco Demetrio Poliorcete). È alta 4,25 metri ma in origine doveva misurarne 4,90.
È conservata a Parigi, al Museo del Louvre.
 

Un'iscrizione frammentaria sotto la base indica che era parte di un monumento ai Cabiri (cioè i Grandi dei dell'Oltretomba, venerati nell'isola di Samotracia), forse dedicato in occasione della vittoria ottenuta dai rodii sulla flotta di Antioco III di Siria, appunto nel 190 dal sito del Louvre (www.louvre.fr), link dedicato alla Nike
a.C.
Era collocata, in obliquo, al culmine di una fontana sacra, divisa in due livelli, ed era lambita dall'acqua che scendeva nella vasca inferiore, dove affioravano rocce in parte ancora in situ.
 
La Nike è una forma aperta, proiettata dinamicamente nello spazio. Il corpo proteso in avanti, le ali aperte e palpitanti,
in: G. Dorfles e altri, Storia dell'Arte, 1 (Atlas)
la veste che aderisce al corpo per la pressione del vento che la investe frontalmente, la trattazione coloristica delle pieghe e gli effetti di contrasto chiaroscurale, la visione dal basso e di scorcio, trasmettono una sensazione di intensa vitalità e immediatezza.
L'autore si richiama, ecletticamente, ai moduli stilistici dei grandi scultori di epoca classica - Fidia, Skopas, Prassitele e Lisippo - rileggendoli in chiave fortemente scenografica e teatrale.
 
La Nike di Samotracia è uno degli esempi più significativi dell'arte greca di epoca ellenistica. Sarà ispirazione anche per opere di epoca moderna (a fianco).

Per saperne di più: i siti del Louvre e di Hellenica (in inglese tutti e due).
 

fonti: dal mensile Casa Idea, maggio 1998

(aprile 2009)

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